Recupero ambientale del territorio – un convegno e una insolita “novità”… sulle ecoballe
- Papà, ma la nonna è cattiva..!
- Zitto e mangia!
Un dialogo tra serene famiglie di cannibali potrebbe anche proliferare su batutue del genere. Ci si ride su un attimo e poi via.
Ma su altre cose è piùù difficile ridere. Figuriamoci .. parlarne!
Martedì 2 febbraio c’è stato un incontro, nell’Aula Magna dell’istituto dei Fratelli Maristi. Vi hanno partecipato il prof. Luciano Morselli dell’Università degli Studi di Bologna e nientemeno che l’assessore regionale all’Ambiente, Walter Canapini. A onor del vero due personaggi ben poco campani, soprattutto il nostro bolognese assessore. Alchimie della politica. Ma a volte è proprio meglio così. Ha moderato l’incontro il prof. Francesco Pirozzi, docente universitario ed esperto dei problemi ambientali.
Un incontro per pochi eletti, come purtroppo capita spesso qui a Giugliano. Ed è stato un peccato, perché alla fine ci sono state delle chicche niente male. Notizie che hanno lasciato molti a bocca aperta. Cose da non credere. Adesso possiamo almeno metterci il cuore in pace e confidare sul fatto che l’immensa spianata di eco balle di Tavena del Re accompagnerà noi e i nostri discendenti per almeno un paio di generazioni.
Anche perché, a conti fatti, 6 milioni di tonnellate di eco balle richiedono un bel po’ di tempo per essere smaltite. Quanto? Semplice, calcolate da voi. L’inceneritore di Acerra, pur essendo giovanilmente nato vecchio, permette di smaltire circa 600mila tonnellate all’anno. Quindi, se la matematica non è una superstizione, ci vorrebbero 10 anni di funzionamento ininterrotto per svuotare Taverna del Re. Ma questo non succederà.
Perché buona parte delle eco-balle sono sottoposte a sequestro giudiziario (“vediamo di cosa sono realmente fatte…”) mentre l’altra parte, il grosso della fetta, sono invece depositari di un futuro radioso. Sapete cosa sono? Semplicemente la garanzia, per la ditta Fibe, di ottenere finanziamenti in vista della costruzione del PONTE SULLO STRETTO. Come dire: siamo una ditta seria, abbiamo le spalle coperte, ci sono 6 milioni di tonnellate di eco balle, cioé di “combustibile” da utilizzare per la produzione di energia. Ecco perché quelle balle non verranno toccate per i prossimi .. X anni (stavo per scrivere 7, vedremo!).
Consolante sapere che quella zona resterà in ostaggio della follia per tanto tempo ancora.
L’erba cresce e la capra campa
Una breve premessa: leggete il testo ma preparatevi a tirare un sospiro di sollievo: alla fine capirete perché…
Passeggiando in bicicletta…Battisti, lui sì che di bici se ne intendeva… Ecco, ci vorrebbe una colonna sonora di questo tipo per iniziare una nuova escursione nei dintorni di Giugliano. Ma siamo a settembre, tempo estivo in fase calante, grigio in crescita e poca voglia di pedalare: fermiamoci vicino! La meta è quindi di quelle facili, a portata di ogni Giuglianese e se proprio manca la bici c’è persino il capolinea di un mezzo pubblico.
Puntiamo la nostra attenzione sulla zona nota come “villa di Scipione l’Africano”, cioè, più precisamente, sulla zona archeologica dell’antica Liternum, il posto di villeggiatura assegnato ai veterani romani della 2 guerra punica. Certo, ci sarà stato anche Scipione, ma era così amareggiato per il trattamento subito da Roma, che decise di chiudere la sua esistenza in modo misterioso: ancora oggi si cerca la sua tomba. Fermiamoci con rispetto davanti al piazzale d’ingresso.
La prima cosa bella da vedere è … qualcosa che manca. Insomma adesso non c’è più quell’obbrobrio di costruzione abusiva che da solo bastava a rendere lugubre e volgare tutto il resto. Perché di resto,per fortuna, ne rimane ancora parecchio.
Ricordo solo qualche anno fa: il cancello era tragicamente aperto, nessun lucchetto, forse un filo d’erba, si entrava pacificamente nella zona degli scavi, si dava un’occhiata all’ara (anche se posticcia), si potevano sbirciare i materassi fatiscenti nei pochi vani coperti: almeno qualche extracomunitario sfruttava ancora la capacità degli architetti romani per godere di un tetto sulla testa. Adesso, per lo meno, il lucchetto al cancello è solido e ben visibile.
Ma dopo l’estate, finita l’invasione delle zanzare di Lago Patria (una specie terribilmente evoluta e ostinata) un giretto in bici è l’occasione buona per contemplare lo stato della zona.
Non immaginavo le tante sorprese nascoste…. Intanto, poter ammirare un piazzale aperto era già qualcosa di positivo. Poi sul lato destro della zona recintata si scorgeva una strada lastricata con cura. Meritava un approfondimento.
Non avevo ancora notato i nuovi ingressi, le casette in legno simil-reception. Cerco qualche indicazione, un cartello: ma c’è poco da cercare. Così ho iniziato a girare per i vialetti che partivano poco lontani dal muro di cinta. E che sorpresa: senza indicazioni e divieti, segnali di lavoro in corso o altro, vedo che tutta la zona intorno al vecchio foro è stata interessata da lavori ben fatti, persino con una certa loro civetteria. Stradine in ghiaia bianca, bordi in tufo e legno precisi e curati. Viene proprio la voglia di vedere un po’ meglio tutto quanto; sarebbe bello spingersi fin verso le sponde del lago: zanzare permettendo. Per farlo, ovviamente, si passa vicino ad una casa costruita proprio dietro la zona archeologica. Casa abitata, voci, schiamazzi: tanta gente. Chissà che privilegio svegliarsi al mattino e contemplare le rovine antiche: un po’ come aprire la finestra dal Celio e contemplare il Colosseo… C’è gente, in tutto il mondo, che apprezzerebbe cose del genere!
Inizio a percorrere questi sentieri con l’incredulità di chi, sognando piste ciclabili, se ne ritrova una sotto i copertoni per grazia ministeriale. Troppa grazia! Mi accorgo subito che lavori importanti sono stati fatti, ci sono persino le luci a bordo pista. Ma c’è quella tragica incuria e dimenticanza che riesce a vanificare il tutto. I cespugli stanno ormai invadendo il percorso, in molti posti occorre farsi strada a colpi di machete. Strano che non ci sia passato nessuno da queste parti. Sembra un sentiero di Macondo, in attesa perenne di inaugurazione.
Giro allegramente, costeggio il lago, mi dico quanto sarebbe bello se a godersi questo spettacolo ci fosse anche qualcun altro. E mi chiedo come mai non ci sia proprio nessuno. Eppure è domenica pomeriggio, di un mite autunno. Niente. Deserto. Solo gli schiamazzi che giungono dalla vicina casa.
Intravedo una tettoia, e intanto sento un odore insolito. Poso la bici e scopro che al riparo ci sono mura romane, resti di case, vasche, costruzioni, gli indizi di una sorgente. E una pacifica capra legata alla struttura che bruca tranquilla. Forse un lascito dei veterani, anzi, noto che è in buona compagnia. Le sue consorelle poco lontano, a brucare anche loro, saldamente legate ai pali della tettoia. Avercela una stalla in puro stile impero! Nemmeno al Getty Museum oserebbero infilare un panda dentro una necropoli etrusca. Ma qui siamo altrove. Molto altrove. Saluto la pacifica capra, inforco di nuovo la bici e completo il giro. Adesso sono alle spalle degli scavi: la recinzione da questo lato non c’è, si può quindi entrare tranquillamente nel cuore di Liternum. Ma mi fermo a bordo lago: c’è un porticciolo che avrebbe anche il suo fascino, se non ci fosse il corredo della trascuratezza che lo circonda. Così risalgo, facendo slalom tra le piazzole, i cespugli che hanno ormai conquistato metri e metri di sudato percorso, coi loro bei lampioncini e le panchine pronte per accogliere turisti e spettatori. Ci sono persino quegli oggetti di fantascienza noti col nome di cestini!
Completo il giro, sono vicino alla recinzione che separa il parco dalle case vicine. A dire il vero non è proprio una recinzione. Sono le case vicine che assediano questo parco. Ma forse assediare è ancora poco: seguendo il terreno si osserva, con quel pizzico di incredula fantasia che da queste parti deve aver contagiato le masse, che le villette adiacenti non solo hanno vista sul foro di Liternum. Hanno anche le fondamenta sulle fondamenta stesse dell’antico centro. Per terra si vedono i resti di muri, opus incertum e latericium, canali e altri manufatti romani, infilzati spietatamente da pilastri in cemento, tubi di plastica, teli che forse vorrebbero nascondere lo scempio e, certamente, l’assoluta ignoranza di questi resti.
Guardo queste tristi costruzioni in cemento e provo ad immaginare se anche questo luogo, invece, fosse recuperato e reso fruibile. Un bel parco archeologico, una piccola cittadina romana, un cantiere ancora aperto (gli scavi iniziati nel 1932 avrebbero sicuramente un lungo futuro)…
Leggo su Wikipedia che nell’agosto del 2006 sono iniziati una serie di interventi finalizzati alla realizzazione del Parco e museo archeologico di Liternum.
Spulcio su internet qualche articolo entusiasta che proprio nel 2006 salutava l’inizio di questa nuova fase. Spero allora di trovare qualche altra notizia sul sito ufficiale del nostro comune, ma…una volta tanto la laconicità dei comunicati stampa toglie ogni indugio. Cercando “liternum” compare la notizia relativa al terzo lotto per la “Sistemazione e valorizzazione dell’area archeologica di Liternum,”
RIPRESA GARA: La gara non ha avuto ripresa
ANNULLAMENTO GARA: La gara non è stata annullata
ESITO GARA L’esito della gara non è stato ancora inserito
I giorni passano, i termini sono ormai decorsi: l’erba cresce e la capra campa. Sotto la tettoia e sopra le rovine…
E invece, sorpresa. Riprendo la bici a novembre inoltrato, pochissimi giorni fa: da buon cronista inseguo la notizia e… miracolo! Rientro nel parco e trovo quello che tutti vorrebbero trovare. I vialetti sono stati ripuliti, l’erba tagliata, le piazzole finalmente libere. Il lago è quello che è, zanzare e rane imperversano, ma l’effetto è completamente diverso. Fa piacere ogni tanto sottolineare che le risorse, in questa nostra Giugliano, ci sono e basterebbe poco per valorizzarle. Un raduno di amanti della mountain bike, un incontro di famiglie, una scampagnata tra amici. Non sono tanti i comuni che possono vantare un bel pezzo di strada romana, un foro di antica città, i resti di un passato importante. Peccato che, sempre di domenica, non ci sia ancora nessuno. Ma perché non provarci?
Qualche link per approfondire le notizie sul sito
Tira di più uno zoccolo di bue che…
“Acqua alle corde…” gridò nel suo dialetto il giovane marinaio bordigotto, impegnato nella delicata operazione di innalzamento dell’obelisco di Piazza San Pietro: solo che il Papa aveva decretato nientemeno che la pena di morte per chi avesse osato parlare in quel frangente così rischioso. Una mezza parola avrebbe potuto causare l’intoppo, la confusione, un disguido e, forse, la rottura del prezioso manufatto. Figuriamoci gridare! Ma quel marinaio aveva ben capito che le corde, troppo asciutte, si sarebbero rotte sotto quel peso enorme. Le sue parole urlate furono provvidenziali. Subito buttarono secchi d’acqua sulle funi secche e l’impresa riuscì. L’obelisco è ancora lì, dove lo issarono nel 1586.
Peccato che non ci sono obelischi o capitelli da innalzare, a Giugliano. In compenso abbiamo le colonne. Di Melito, per la precisione.
Però c’è sicuramente tanta gente che grida, che strepita, che alza il volume. Non sempre per cause necessarie.
Sono ormai lontani i tempi delle vacanze, i giorni spensierati. Ormai abbiamo ripreso la vita di sempre, con i problemi e le difficoltà a cui siamo ben abituati. E forse ci si rassegna al fatto che più di tanto non si può pretendere, dalla nostra città.
Forse può essere utile analizzare anche lo stillicidio quotidiano, i piccoli scivoloni: per vivere meglio servono anche i dettagli.
Insomma, tornati dalle vacanze, passeggiando in bicicletta per le strade ancora tranquille, mi è caduto l’occhio su una colorita insegna che fa bella mostra di sé proprio all’inizio di Via dei Fratelli Maristi. In una città dove 3 negozi su 2 sono di abbigliamento (e ciò che rimane va spartito tra alimentari e “tutto a 50 cent”) non meraviglia certo che ne spunti qualcuno nuovo.
Come le foglie sugli alberi, spesso i negozi, dalle nostre parti, hanno cadenza stagionale. E’ necessario allora trovare nomi attraenti, originali ed accattivante; un’impresa che mette a dura prova le meningi dei creativi. Mi tornano alla mente quelle raccolte di ineffabili titoli che Aldo Giovanni e Giacomo felicemente collezionano: “il paradiso della brugola” per un ferramenta mistico, “pasta così” per un alimentare energico, “a fior di pelle” per una boutique vagamente esotica… Ma probabilmente i nostri creativi dovevano essere un po’ a corto di fantasia, oppure si sono ricollegati a quel vecchio adagio contadino, quello che azzarda un paragone sulla forza trainante di 2 elementi che solitamente non giocano in coppia: “Tira di più un pel di …che un par di buoi”.
Già, chiamare “Figa” un negozio di abbigliamento, usando spensieratamente questo disinvolto termine, lascia un po’ perplessi. E’ vero, ormai abbiamo sdoganato il vocabolario e sbattere in prima pagina cazzate feroci o sentire ministri preoccupati per lo sputtanamento reciproco quasi non provoca più reazioni. Ma è una questione di volume e di stile.
Pur di richiamare un po’ l’attenzione si gira la manopola al massimo, si grida e si sbraita con tutte le forze. Se non basta una candela si incendia una foresta! Se nessuno si accorge che sei a corto di argomenti, racimola nel torbido e scaglia la feccia in alto. Almeno si tureranno il naso. E si accorgeranno di te.
Si direbbe che per farsi notare sia rimasto solo il ricorso al pezzo da novanta, la soluzione finale, l’ultimo grido.
E’ una questione di stile, in questo caso praticamente assente. Perché come sempre il vero stile non si preoccupa di conquistare le prime pagine. L’eleganza, la bellezza, il buon gusto, sono virtù, insomma, cose difficili da raggiungere. Niente a che vedere con effettacci o pugni nello stomaco.
Ne volevo quasi parlare poi con i ragazzi che incontro a scuola, fare una rapida indagine sui nomi di negozi più interessanti, più efficaci. Perché ai ragazzi, al nostro futuro, vorremmo consegnare il meglio, ciò che vale veramente la pena.
Certo, si tratta di piccoli dettagli. Ho persino parlato con il titolare del negozio, che accampava significati e origini portoghesi al termine, che potrebbe richiamare il senso di fiducia, di dimora… Quello che viene in mente a noi, semplici cittadini di Giugliano, credo sia molto più terra terra, anzi, proprio “chella ca guarda n’terra” (e solo il napoletano ha questi guizzi di colorita fantasia).
Diceva un saggio che …se l’unica cosa che sai usare è il martello, finirai col credere che tutti gli altri sono solo dei chiodi, da schiacciare.
Una città ha bisogno di tanti dettagli per crescere e offrire a tutti un ambiente piacevole. Un luogo dove tutti possano apprezzare le cose, le iniziative, le tante realtà.
Non sarebbe bello cominciare proprio da una cura maggiore per queste cose?
Quello che meraviglia è sentire che quasi nessuno fa caso a questi piccoli segnali, nessuno si indigna un po’ per la volgarità strisciante che fa capolino da tanti angoli. Anzi viene quasi il dubbio di fare involontaria pubblicità…
Certo, se prossimamente aprisse il discount “Che cazzo vuoi” qualcuno aggrotterebbe almeno le ciglia (ma davvero?), ripensando forse alla pièce di Benigni che ne spiega la colorita eziologia… Questione di stile, di volume culturale da saper dosare in modo più intelligente: a forza di urlare non saremo più capaci di cogliere le sfumature, di avvertire le differenze. Saremo più miseri e limitati.
Ci meritiamo una Giugliano migliore: e non pioverà certo dal cielo. O dalle vetrine.
settembre, andiamo! è tempo d’iniziare
E’ da tempo che queste pagine rimangono ferme e tranquille. L’estate, gli impegni, la scuola che riprende, le mille cose da fare quando settembre chiama.
Ma poi le cose si assestano e si riprende a vivere con gli occhi aperti, perché da queste parti gli occhi è meglio spalancarli e capire cosa ci passa davanti.
Una bella sorpresa l’ho già avuta oggi pomeriggio. Un bel giro in bicicletta, nella campagna tra Giugliano ed Aversa. Posti romantici, idilliaci, verdeggianti.
Come no.
Per adesso mi limito ad inserire una “splendida” fotografia. Non mi sarei mai aspettato di imbattermi in qualcosa del genere…
Tanto per cominciare: qualcuno sa dirmi di che si tratta? Un antico convento, una pieve, una chiesa, un ovile alternativo…???

spettacolare rudere nella campagna di Giugliano
questa mi mancava: rapina in diretta…
Prima o poi doveva capitare; a forza di sentir parlare di rapine, colpi in banca, banda del filo…
Negli ultimi 20 giorni avevamo collezionato le notizie di alcuni amici: un colpo alla Lanterna (30mila euro), una rapina ad un nostro amico tabaccaio… Caos ordinario.
Oggi pomeriggio, 24 giugno, poco prima delle 16, vado alle poste di Via Togliatti. Orario tranquillo, volevo vedere se almeno stavolta la coda e la folla erano accettabili. Infatti in pochi minuti entro, prendo il biglietto, scatto alcune foto sul luogo (le posto proprio perché il luogo del delitto almeno si vede…), poi scatta il mio numero. Vado allo sportello 10, l’ultimo, per un versamento. L’impiegata mi dice che manca un documento per completare la procedura…
In quel momento vedo avvicinarsi un giovane, a volto scoperto; entra nel retro del bancone e dice qualcosa alla prima dipendente, anzi, urla, poi sale in piedi sul bancone, grida le frasi di rito: “Fermi tutti, tutti giu’, datemi i soldi…” o qualcosa del genere. L’effetto è immediato: tutti a terra, tanti iniziano a tremare e a farsi prendere dal panico… Il balordo che ha effettuato la rapina aveva in mano un sacchetto di tela, nero, e sicuramente l’impressione e la paura dei dipendenti è stata immediata. Nessuna arma, ma l’effetto è comunque di paura immediata. E poi reagire è sempre un rischio che potrebbero scontare gli altri. Io avevo i documenti e i soldi proprio sul bancone. Con calma rimetto tutto in tasca. Quando arriva il rapinatore vicino al mio bancone la signora delle poste è già tutta in fibrillazione. Prende dai cassetti quello che trova, poi urla di nuovo, sale ancora sul bancone, salta e si dirige verso l’uscita di sicurezza; lì si vede che c’è un altro che lo aspetta, apre la porta.. i due scappano per la strada.
Le persone sono ancora quasi tutte a terra. Prendo il telefono e chiamo il 118; una signora, visibilmente scossa, sembra svenuta… Qualcuno la sta già aiutando, le solleva i piedi, le parla: ha un po’ di tachicardia e tanta paura…
Dopo un po’ arriva il primo poliziotto: “Ma ce l’aveva la pistola? No? e perché gli avete dato i soldi…”. E’ visibilmente alterato, si lascia prendere dalla sfogo: “questi così dopo un giorno li rimettono subito fuori e noi cosa possiaom fare…” ma lo dice in modo decisamente più colorito.
La registrazione a circuito chiuso dell’ufficio dovrebbe consentire tranquillamente il riconoscimento delle persone (suppongo proprio che ci sia, dal momento che all’ingresso tutti si possono ammirare nello schermo davanti la guardiola d’entrata!).
… Sicuramente a Giugilano le Poste dovrebbero prevedere qualcosa di più per garantire la sicurezza dei propri dipendenti e dei tanti clienti.
Mentre la gente era ancora confusa chiamo il 118 perché si vedono persone visibilmente provate… Le volanti arrivano dopo poco.
In serata vedo sul web il reportage di Teleclub: si parla di ladri con il passamontagna, con le armi spianate… Viene da sorridere…, lo riferisco anche a qualcuno dei collaboratori dell’emittente.
Anche questa è Giugliano, vero?
qui sotto: le foto che ho scattato poco prima che avvenisse la rapina.

poste - ingresso

ingresso poste, ore 15.29

dentro l'ufficio

dentro l'ufficio, ore 15:29

aspettando il mio turno (avevo il P083, sportello 10)
tutti al mare…
Per sversare liquami e rifiuti in modo selvaggio non ci vuole nessun permesso. Per pulire una spiaggia o un litorale sembra invece che sia necessario chiedere l’autorizzazione del Comune o di qualche altra autorità… che strano paese il nostro.
Viene quasi voglia di andare tutti al mare, domenica 10 maggio, in quel di Licola e rimboccarsi le maniche …
a suon di musica, ovviamente…
“O mare nero…”
Pronti, a posto…. Via!
Finalmente: la metropolitana è partita. Logicamente non potevamo perderci il fatidico giorno del primo viaggio. Anche per verificare come è stata sistemata la stazione e l’ambiente vicino.
Ci sta a cuore che una realtà così importante, preziosa e costosa possa essere un bene duraturo per tutti i cittadini.

E l’importante è che sia partita: il resto dovrà crescere col tempo. Speriamo in poco tempo.
Abbiamo parlato con la Vigilanza, facendo presente quanto già esposto in queste righe: un paio di vigilantes hanno condiviso e compreso lo scopo dei rilievi; qualcuno invece le ha prese solo come critiche. A partire dai biglietti: oggi era un giorno speciale, viaggi gratis. Che peccato leggere “Fuori servizio” sulle macchinette, quando invece non si tratta altro che di un “benvenuto” (e infatti ad Aversa le macchinette erano ben sistemate).
Abbiamo fatto un giretto nelle diverse zone accessibili.
Come era nostro timore la scala mobile esterna, completamente all’aperto… funziona solo a metà (e a velocità decisamente ridotta!). Speriamo che la segnalazione di proteggerla adeguatamente possa servire a qualcosa.
Intanto complimenti per l’esecuzione dei lavori.
Da Giugliano ad Aversa in 7 minuti… niente male!
se cliccate sull’Album fotografico, qui a destra, potete vedere qualche immagine!
A pochi giorni dall’inaugurazione
Domenica 19 aprile – Le voci ormai sono tante, si parla di inaugurazione a breve, anzi, brevissimo: il 24 aprile dovrebbe essere il giorno fatidico. Per questo passo a dare un’occhiata, per sapere come stanno procedendo i lavori e controllare se il versante sicurezza è stato almeno considerato e rivisto, dopo le “incursioni” precedenti.
Come al solito passo dalla zona “del retro”, non dal lato sul Corso Campano. Arrivo a quella che sarà la rotonda d’ingresso: cerco un cartello di cantiere, un segnale, uno straccio di qualcosa. Nulla, solo la strada, le segnalazioni generiche di lavori in corso: nessun segnale che disciplini l’accesso. Mi avvicino all’ingresso vero e proprio e finalmente vedo una guardia. Si vede che anche loro devo aver leggiucchiato qualcosina, perché la guarda si muove, viene a vedere, farfuglia che non si possono fare foto, che è zona di cantiere, che non si può. Ecc. ecc. Gli faccio notare che NON esiste un cartello, una segnalazione, un divieto: nulla. Forse provano persino a chiamare i Carabinieri per segnalare che in zona c’è un potenziale disturbatore della quiete pubblica che gira armato di macchina fotografica. Per lo meno non si può entrare nel cantiere, ma nello spazio antistante ci sono abbastanza lavori, buche e materiali pericolosi da sconsigliare una scampagnata in bicicletta. A chiunque. La segnalazione ai carabinieri la faccio io, subito dopo: 0818948788 – rispondono subito. Segnalo la situazione poco controllata del cantiere, il pericolo, la mancanza assoluta di indicazioni… purtroppo, oltre a raccogliere la segnalazione, la voce dell’appuntato di turno mi rivela che “è compito dei vigili”, che non spetta a loro, che segnaleranno…”
Finirà come al solito a tarallucci e vino, un taglio di nastro, una metromaratona e via?
… non ci meritiamo di più?
Ecco intanto il sito dove vedere le ultime foto
http://tinyurl.com/ceseyo

Aspettando quel treno per Giugliano…
pubblicato sul n. di aprile di Abbì Abbè Rassegna fotografica sulla futura metropolitana di Giugliano
“4 cani per strada…”
Per fortuna erano solo due quelli incontrati domenica scorsa, e nemmeno degni di ritagli di cronaca, come quei branchi di randagi di Sicilia. Però mi aspettavo di trovare ben altro nei pressi di quello che dovrà diventare il fiore all’occhiello di quest’anno giuglianese. In questa terra già così martoriata dall’incuria è necessario un radicale cambio di registro, perché i cittadini si aspettano un trattamento ben diverso da certe tradizioni passate; pensando alla realizzazione di una infrastruttura così importante come la metropolitana, le attese sono elevate. E’ un treno che non possiamo perdere!
Semplici fatti: sono anni che a Giugliano si aspetta che i lavori della Metronapoli vengano conclusi; i cartelloni e i bandi ufficiali apposti vicino al cantiere dichiarano che la data di conclusione dovrebbe essere ormai passata da … circa 5 anni. Ricordo ancora la prima volta che sono arrivato a Giugliano, nel settembre 2004. Mi dicevano: “Sei fortunato, tra poco inaugurano la metropolitana, finalmente un salto di qualità”.
Sarebbe da mettere in pratica la penale apparentemente innocua di 1 € per il primo mese di ritardo sulla consegna, poi il doppio (solo 2 € quindi) per il secondo mese, così via, sempre raddoppiando questa modica cifra. Di per sé una richiesta equa, apparentemente accettabile: ma se la dovesse pagare quel qualcuno responsabile dei ritardi della stazione di Giugliano, non basterebbe l’intero bilancio degli USA per soddisfare questa modica pretesa…! In fin dei conti è dal 7 aprile del 2004 che il collegamento dovrebbe essere operativo. Tralasciando le promesse decennali anteriori!
Nel frattempo cosa si può osservare? Sbirciare dalle transenne del cantiere o… alzare il tiro!
Dare un’occhiata grazie a Google Earth sul percorso della futura metropolitana è facile, si vede abbastanza il solco dei lavori, si parte dalla stazione di Mugnano, ormai operativa (ma sorvoliamo anche qui sull’inspiegabile trascuratezza dedicata agli spazi disponibili e mai allestiti a dovere) e si giunge fin verso le colonne di Giugliano. A dar retta ai nostri vecchi, comunque, la galleria sotterranea era pronta da tempo e giungeva già ad Aversa negli anni 90. Speriamo di restare in questo secolo per l’inizio delle corse!
E poi, c’è qualcuno che afferma che tra queste due stazioni (in linea d’aria molto vicine), dovrà sorgere un’ulteriore stazione. Anche Melito pretende il suo ius primae corsae; dalla mappa delle stazioni risulta in modo ben evidente: speriamo solo che la ridotta distanza non si traduca in un eccessivo rallentamento tra le tratte. Ma questo è un dettaglio…
Per vedere come procedevano i lavori mi sono recato, ovviamente in modo sostenibile, cioè in bici, fino alla zona dei cantieri. Mi sarebbe piaciuto almeno dare un’occhiata da lontano, e visto che da Via Colonne la visuale è praticamente boccata dai cartelloni che declamano con foto e proclami le meraviglie di quest’opera dell’ingegno, di questo sogno da tempo sospirato… ho tentato la strada delle retrovie.
Passando dal retro ci si ritrova nei pressi di una stradina di campagna, contornata da cortesi recinzioni dove fanno bella mostra di sé gli inviti ad essere “civili” nel non rovesciare la spazzatura.
Abbastanza civili lo sono, tutto sommato, i rari passanti.
I guai vengono dopo.
Percorrendo la stradina uno si aspetta di incontrare prima o poi il recinto del cantiere. Si tratta di lavori da milioni di euro, di zone dove la sicurezza deve regnare sovrana e dove l’attenzione, la cura e la responsabilità devono essere commisurate all’importanza del lavoro. Che succederebbe se un bambino o qualche spavalda compagnia di ragazzi tentasse l’esplorazione?
E invece nulla: nessun segno di inizio cantiere, recinzioni semi aperte, nessuna traccia di cartelli, segnaletica che indichi almeno l’obbligo di fermarsi o di non entrare…almeno qualche spauracchio sul rischio possibile, una bandiera da pirati con qualche macabro avvertimento ci vorrebbe!
E allora si procede, si va avanti per vedere come stanno le cose, anche per adempiere ad un doveroso senso civico di responsabilità nei confronti di un bene comune. Non si possono trascurare realtà del genere.
Ma con sorpresa nessun segnale, nessun custode, nessun avviso. Terra libera, praticamente di nessuno. O di tutti…
Allora viene voglia di controllare e verificare come stanno procedendo questi lavori, quanto manca a questa stazione metropolitana, che i cittadini attendono da anni.
Con la dovuta attenzione e con la scrupolosa cura di chi si vuol limitare ad una documentazione civile, ho cominciato ad osservare il cantiere, girando liberamente nei vari settori. E non sono mancate le sorprese. A cominciare dai controlli che non ho mai avuto il piacere di riscontrare.
Due splendide scale mobili fanno bella mostra di sé per scendere (o salire) fino al piano d’ingresso della stazione. Peccato che le lamiere di copertura, i pannelli di rivestimento e anche la plastica che, a ragione credo, ricopre provvisoriamente questa struttura, lascino molto a desiderare, anzi, in alcuni settori non ci sono per niente. E i risultati si vedono: binari, rotelle e meccanismi che iniziano ad arrugginire, nell’incuria totale. Poi verrebbe anche da chiedersi se questa scala mobile sarà destinata a rimanere all’aria aperta oppure se verrà realizzata una qualche copertura: a prima vista non se ne vedono tracce. E sicuramente sono ormai parecchi giorni che la struttura si trova in queste condizioni. Persino in Piazza Dante, a Napoli, le scale mobili che salgono in superficie sono ben ricoperte da strutture adatte. Resteranno a cielo aperto queste scale? E quanto resisteranno in funzione? Speriamo che gli ingegneri abbiano previsto e pianificato questo dettaglio…
Ma proseguiamo, varcando la soglia di quella che sarà la sala d’ingresso.
Siamo sicuramente in una fase di test. Le luci sono tutte accese, le segnaletiche, gli orologi, ma anche i tornelli, la sala comandi, i monitor, le spie… tutto in splendido funzionamento.
Così viene voglia di vedere un po’ meglio, curiosare tra i locali, nel cuore di questa struttura. Meno male che la sala di controllo è chiusa; eppure cerco di mettermi bene in mostra davanti alle telecamere. Sperando in qualcosa, un richiamo, una segnalazione. Non è possibile che non ci sia nessuno, che tutto il cantiere sia tranquillamente abbandonato. Poi mi accorgo che negli alloggiamenti di alcune telecamere, spiccano in verde brillante i cavi di collegamento: manca ancora la telecamera vera e propria.
Ma ecco un rumore, qualcuno si avvicina. Finalmente una presenza, uno è anche disposto a sentirsi rimproverare di essere entrato senza permesso (entrare? Ho semplicemente percorso il sentiero!), si accetterebbe persino qualche strillo o qualcosa di più serio. Gli argomenti per rispondere non mancano: una zona così delicata senza presidio, senza cartelli, segnaletica, senza nessun divieto, alla mercé di tutti. E’ ancora un miracolo che i nostrani writers si siano limitati a disegnare qualche volto beffardo sui muretti esterni!
Così mi preparo all’incontro, ma… che sorpresa: mi trovo davanti ad un custode a quattro zampe, bel pelo fulvo e mammelle turgide, da mite cagna gravida. Poco più lontano ecco profilarsi la sagoma di un altro cagnolone, forse un custode in seconda! Ma nient’altro. Strano, sono circa le quattro del pomeriggio di una domenica di marzo. Possibile che questa sia la sorveglianza prevista?
Così continuo il mio rendez-vous per i locali della metropolitana. Ammiro i rivestimenti, apprezzo la scelta dei colori, allegri e luminosi; vorrei quasi provare le macchinette per i biglietti, ma tanto, sulla banchina di attesa dei treni, non è possibile entrare, qui almeno un cartello, anzi, un foglio di carta, è ben visibile e vieta l’ingresso. Si osserva da lontano, si vede che tutto è quasi pronto. Sento persino l’altoparlante che informa sull’attivazione del collegamento. Ad un occhio profano si direbbe che manchi poco al completamento dei lavori. Ma forse è un occhio troppo profano. Peccato che risalendo al piano di ingresso mi cada una goccia d’acqua in testa: alzo lo sguardo e già si intravede una piccola infiltrazione. A terra il mucchietto di segatura. Speriamo sia solo acqua di condensa passeggera!
Osservo persino i corridoi che portano alla zona uffici, gli impianti tecnologici di condizionamento, i terminali per gli ingressi controllati. Tutto in ordine, ma finalmente succede qualcosa: spostandomi un po’ di lato, in uno dei rientri, ecco che finalmente scatta un allarme.
Sobbalzo: mi immagino la cavalleria al galoppo, le giubbe rosse con la sciabola sguainata e gli elicotteri con tanto di cavalcata delle walkirie in sottofondo. Tutti alla ricerca dell’intruso.
E quasi mi conforto: “Speriamo arrivi qualcuno, che succeda qualcosa”. Delusione, non mi concedono nemmeno l’onore delle armi; non arriva nessuno. Forse un semplice deterrente locale.
Così me ne esco tranquillamente, ho già raccolto parecchie foto. Penso possano servire per richiamare chi di dovere ad un maggior controllo. Viene da pensare anche ai recenti fatti di cronaca, le recenti notizie di incidenti sul lavoro per mancanza di requisiti di sicurezza. Qui non trovo assolutamente nulla che inviti ad una maggior attenzione: tutto libero e selvaggio. Ma se qualcuno volesse divertirsi a combinare qualcosa? Non penso tanto alle manomissioni volontarie, ma al gusto imbecille del vandalismo ignorante.
Esco piuttosto sconsolato. Dopo anni di attesa diventa legittimo, da queste premesse, pensare che sarà inevitabile un prolungamento d’attesa. Speriamo solo che il funzionamento non sia allineato a questa condizione attuale, troppo approssimativa, altrimenti la metropolitana partirà da subito con qualche acciacco (mi immagino già come potranno cigolare le scale mobili, se funzioneranno…).
Mi chiedo se, come cittadini, non ci meritiamo qualcosa di meglio. La stessa cura del “buon padre di famiglia”, che parcheggia al coperto, se possibile, che chiude le porte, sempre, che controlla e previene il funzionamento di ciò che necessario controllare. E ci vuole così tanto a capire che la sicurezza non potrà crescere su questi presupposti? Tantomeno la fiducia della gente.
Per togliermi ogni dubbio ho ripetuto la visita a distanza di una settimana, quindi esattamente dopo 7 giorni, nuovamente di domenica. Situazione quasi immutata, stavolta c’era un cancello chiuso, ovviamente ai lati nessuna vera recinzione, anzi, plastica di segnalazione ad alzo terreno, senza nessuna difficoltà nel superarla. Ostinatamente ho ripetuto il blitz anche la domenica successiva, Nuovamente cancelli spalancati, strada libera (si poteva quindi arrivare fino a Via Colonne).
Riprendo la bicicletta. Meglio allenarsi, spero di sbagliarmi, ma di questo passo la metropolitana rischia di farsi attendere ancora un po’!
Quel metrotreno per Giugliano…
Sono anni che a Giugliano si aspetta che i lavori della Metropolitana vengano conclusi; i cartelloni e i bandi ufficiali apposti vicino al cantiere dichiarano che la data di conclusione dovrebbe essere ormai passata da … esattamente 5 anni. Ricordo ancora la prima volta che sono arrivato a Giugliano, nel settembre 2004. Mi dicevano: “Sei fortunato, tra poco inaugurano la metropolitana, finalmente un salto di qualità”.

quel metrotreno per Giugliano
Sul salto siamo perfettamente d’accordo: ma di quelli tripli, eventualmente con l’asta.
Per vedere come procedevano i lavori mi sono recato, ovviamente in bici, fino alla zona dei cantieri. Mi sarebbe piaciuto almeno dare un’occhiata da lontano, e visto che da Via Colonne la visuale è praticamente boccata dai cartelloni che declamano con foto e proclami le meraviglie di quest’opera dell’ingegno, ho tentato la strada alternativa: passando dal retro
E per continuare la storia, tra qualche giorno pubblicheremo qui l’articolo che su AbbìAbbè di aprile illustra questa situazione: speriamo che l’autore sia d’accordo!
Intanto, volete anche voi rifarvi gli occhi???
ecco un po’ di foto della nostra “futura” metropolitana
buona visione…





